Asse a geometria variabile
Oltre gli impegni sviluppisti, ciò che divide Merkel e Monti
Mario Monti riconosce il “pieno accordo” con la Germania sulle scelte europee e Angela Merkel dice di ammirare le “riforme coraggiose” approvate in Italia: sin dalle prime battute della conferenza stampa di ieri, subito dopo l’incontro a Palazzo Chigi, i due capi di governo hanno fatto di tutto – riuscendoci – per offrire una rappresentazione plastica della loro sintonia. Anche se negli ultimi mesi non sono mancati i tentativi – anche questi riusciti – del premier italiano di “smarcarsi” di tanto in tanto dall’ortodossia teutonica che ha dettato legge in Europa.

Mario Monti riconosce il “pieno accordo” con la Germania sulle scelte europee e Angela Merkel dice di ammirare le “riforme coraggiose” approvate in Italia: sin dalle prime battute della conferenza stampa di ieri, subito dopo l’incontro a Palazzo Chigi, i due capi di governo hanno fatto di tutto – riuscendoci – per offrire una rappresentazione plastica della loro sintonia. Anche se negli ultimi mesi non sono mancati i tentativi – anche questi riusciti – del premier italiano di “smarcarsi” di tanto in tanto dall’ortodossia teutonica che ha dettato legge in Europa.
“La crisi dell’euro ci ha portato davanti agli occhi le nostre debolezze, i nostri punti deboli”, ha detto la cancelliera. Mentre Monti, aprendo la conferenza stampa, ha fatto subito sapere che questa estate a Roma si terrà una vertice tra i due governi, poi ha aggiunto che l’emergenza non è del tutto “superata” e che “non ci si può rilassare né dal punto di vista della politica nazionale, né dal punto di vista delle politiche europee”. Per questo sul Fiscal compact, l’accordo intergovernativo che prevede nuovi vincoli su deficit e debiti pubblici e che è stato firmato a fine gennaio a Bruxelles, Roma e Berlino auspicano tempi di ratifica rapidi, e possibilmente un coordinamento simbolico tra i due esecutivi e i due parlamenti nazionali. Ma dopo il tempo dell’austerity sui conti pubblici, ha spiegato Monti, “occorre che l’Unione europea entri in una fase in cui presti analoga attenzione alle politiche di crescita”. Uscire dalla crisi “è un’opera complessiva – ha aggiunto l’ex presidente della Bocconi – ciascuno ha dei compiti da fare a casa, è importante lavorare in un’ottica solidale, come dice la cancelliera”.
E ieri, sin dal programma dell’incontro stilato dalla presidenza del Consiglio, si capiva che Merkel sarebbe stata per una volta (la prima?) messa anche lei di fronte a un po’ di “compiti a casa”. L’agenda comunicata dall’esecutivo prevedeva infatti che l’incontro avrebbe ruotato in generale attorno a “temi europei”, ma nello specifico avrebbe preso in esame alcuni dei punti del “piano per la crescita” proposto da Monti e dal premier inglese David Cameron lo scorso 22 febbraio. D’altronde non è la prima volta che il “più tedesco tra gli economisti italiani”, come si autodefinì Monti in una delle sue prime apparizioni da presidente del Consiglio, propone i temi sviluppisti come fulcro dell’agenda europea. Dal 9 febbraio scorso, in particolare, pesa l’investitura ricevuta da Monti a Washington dal presidente americano, Barack Obama, da tempo critico di Berlino e delle sue sceltre troppo rigoriste messe in campo per fronteggiare la crisi. Qualche giorno dopo, per l’appunto, arrivò anche la missiva di 12 stati europei – coordinati da Italia, Regno Unito e Olanda – che chiedevano una maggiore integrazione del mercato unico per rilanciare le economie del continente. La Germania, come anche la Francia, non era allora tra i firmatari.
All’“effetto Monti” la Germania non attribuisce soltanto il fatto che le politiche per la crescita tornino a essere argomento di dibattito a Bruxelles. Berlino, per esempio, non manca pure di notare il visibile restringimento dello spread tra Btp italiani e Bund tedeschi. Le due aste di Bot a 12 e 36 mesi di ieri sono state un successo e hanno contribuito a confermare la tenuta dei tassi dei Btp decennali abbondantemente sotto il 5 per cento. Merito degli interventi straordinari della Banca centrale europea, certo, ma allo stesso tempo frutto degli impegni presi dall’esecutivo italiano. Infine, gli osservatori di cose europee valutano come una sorta di “svolta” anche una decisione presa ieri dall’Eurogruppo e che riguarda la Spagna: Bruxelles infatti ha concesso a Madrid la possibilità di sforare nel 2012 gli obiettivi di risanamento dei conti pubblici fissati dal precedente esecutivo. Flessibilità sul rigore contabile in cambio di impegni certi sulle riforme strutturali: il trattamento riservato a Madrid non sarà ascrivibile direttamente alla moral suasion italiana, ma è certamente una novità inattesa per Merkel e auspicata da Monti.
“La crisi dell’euro ci ha portato davanti agli occhi le nostre debolezze, i nostri punti deboli”, ha detto la cancelliera. Mentre Monti, aprendo la conferenza stampa, ha fatto subito sapere che questa estate a Roma si terrà una vertice tra i due governi, poi ha aggiunto che l’emergenza non è del tutto “superata” e che “non ci si può rilassare né dal punto di vista della politica nazionale, né dal punto di vista delle politiche europee”. Per questo sul Fiscal compact, l’accordo intergovernativo che prevede nuovi vincoli su deficit e debiti pubblici e che è stato firmato a fine gennaio a Bruxelles, Roma e Berlino auspicano tempi di ratifica rapidi, e possibilmente un coordinamento simbolico tra i due esecutivi e i due parlamenti nazionali. Ma dopo il tempo dell’austerity sui conti pubblici, ha spiegato Monti, “occorre che l’Unione europea entri in una fase in cui presti analoga attenzione alle politiche di crescita”. Uscire dalla crisi “è un’opera complessiva – ha aggiunto l’ex presidente della Bocconi – ciascuno ha dei compiti da fare a casa, è importante lavorare in un’ottica solidale, come dice la cancelliera”.
E ieri, sin dal programma dell’incontro stilato dalla presidenza del Consiglio, si capiva che Merkel sarebbe stata per una volta (la prima?) messa anche lei di fronte a un po’ di “compiti a casa”. L’agenda comunicata dall’esecutivo prevedeva infatti che l’incontro avrebbe ruotato in generale attorno a “temi europei”, ma nello specifico avrebbe preso in esame alcuni dei punti del “piano per la crescita” proposto da Monti e dal premier inglese David Cameron lo scorso 22 febbraio. D’altronde non è la prima volta che il “più tedesco tra gli economisti italiani”, come si autodefinì Monti in una delle sue prime apparizioni da presidente del Consiglio, propone i temi sviluppisti come fulcro dell’agenda europea. Dal 9 febbraio scorso, in particolare, pesa l’investitura ricevuta da Monti a Washington dal presidente americano, Barack Obama, da tempo critico di Berlino e delle sue sceltre troppo rigoriste messe in campo per fronteggiare la crisi. Qualche giorno dopo, per l’appunto, arrivò anche la missiva di 12 stati europei – coordinati da Italia, Regno Unito e Olanda – che chiedevano una maggiore integrazione del mercato unico per rilanciare le economie del continente. La Germania, come anche la Francia, non era allora tra i firmatari.
All’“effetto Monti” la Germania non attribuisce soltanto il fatto che le politiche per la crescita tornino a essere argomento di dibattito a Bruxelles. Berlino, per esempio, non manca pure di notare il visibile restringimento dello spread tra Btp italiani e Bund tedeschi. Le due aste di Bot a 12 e 36 mesi di ieri sono state un successo e hanno contribuito a confermare la tenuta dei tassi dei Btp decennali abbondantemente sotto il 5 per cento. Merito degli interventi straordinari della Banca centrale europea, certo, ma allo stesso tempo frutto degli impegni presi dall’esecutivo italiano. Infine, gli osservatori di cose europee valutano come una sorta di “svolta” anche una decisione presa ieri dall’Eurogruppo e che riguarda la Spagna: Bruxelles infatti ha concesso a Madrid la possibilità di sforare nel 2012 gli obiettivi di risanamento dei conti pubblici fissati dal precedente esecutivo. Flessibilità sul rigore contabile in cambio di impegni certi sulle riforme strutturali: il trattamento riservato a Madrid non sarà ascrivibile direttamente alla moral suasion italiana, ma è certamente una novità inattesa per Merkel e auspicata da Monti.